Il Paesaggio Meridiano nel Cinema Italiano Non-Fiction 1948-1968

Progetto di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale, finanziato dal Ministero dell'Università e della Ricerca

Paesaggio – Fata Morgana n. 45

08

Gennaio
Sempre più frequentemente, in ambito contemporaneo, il termine paesaggio si definisce come il frutto di un’operazione di sintesi, di fusione tra uno spazio e il complesso sistema di percezioni attraverso cui il soggetto lo costruisce e lo riconosce come immagine. In più, lo spazio del paesaggio è già un territorio che ingloba e incorpora la presenza umana, sin dalla etimologia della parola (da “pays”, paese e “age”, globale, totale). Il paesaggio è sempre umano, sia perché è visto in relazione alla presenza dell’attività umana, sia perché può essere detto e riconosciuto come un tutto a partire dal fatto che c’è un soggetto in grado di unificare la molteplicità delle percezioni in una forma unitaria.
Il paesaggio, dal punto di vista pittorico o fotografico, è dunque una sintesi tra sguardo soggettivo e mondo esterno, o si pone come un montaggio o un flusso se visto da una prospettiva cinematografica. Un montaggio di elementi naturali e culturali, tra soggettività della visione e spazio che eccede i limiti del corpo. Parlare di paesaggio nel cinema significa infatti parlare di un modo di guardare, di costruire un’immagine, che sia una singola inquadratura o un intero film. È proprio questa caratteristica del paesaggio, che si colloca al tempo stesso internamente ed esternamente allo sguardo, a renderlo un elemento dinamico della rappresentazione cinematografica, mostrando di volta in volta la capacità del cinema di porsi come territorio in cui lo spazio e la sua rappresentazione diventano idee, sguardi, possibilità di pensiero.
Le modalità con cui questa complessa sintesi ha dato luogo ad immagini specifiche nel cinema sono ovviamente molteplici, legate a idee e pratiche differenti di cinema e di immagine. È proprio sul rapporto tra gli elementi della sintesi che hanno luogo le differenze che fanno del paesaggio di volta in volta un ambiente vicino o ostile, uno spazio interiore, un ricettacolo di forme e movimenti, uno spazio di radicale alterità o familiarità, solitudine o comunità.